Alessandro Wm Mavilio
Björn Andrésen
Un nulla indecifrabile, un nulla irriconoscibile, un sogno condiviso ma incomprensibile.
Fotogramma che ritrae Björn Andrésen nel personaggio di Tadzio.
Fotogramma che ritrae Björn Andrésen nel personaggio di Tadzio.
Sapporo, Tuesday 22nd of June 2021 (47)

Ormai tantissimi anni fa, la prima o forse la seconda volta che misi piede in Giappone, da qualche parte a Tokyo vidi la foto di questo bellissimo e misteriosissimo ragazzo affissa in un locale. Per la precisione egli era in una posa leggermente diversa, ma a grandi linee questa era l'immagine che mi si parò davanti agli occhi.

Avrei poi ignorato e rimosso quest'immagine per tantissimi anni ancora, avrebbe fatto parte anch'essa di quell'immensa schiera di immagini, input, e fantastiche, caotiche anomalie che il Giappone post-bolla /post-tutto, mi aveva donato negli anni Novanta.

Negli attimi in cui l'avrei vista per la prima volta, quest'immagine mi avrebbe punto allo stesso modo in cui un'immagine di padre Pio, esposta in una latteria italiana, avrebbe punto un turista giapponese che vi fosse entrato per bere, che so, un'orzata: affisso al muro, si osserva un nulla indecifrabile, un nulla irriconoscibile, un sogno incomprensibile - di chissà chi - ma condiviso ed esposto pubblicamente per non consentirgli di sciogliersi alla luce di nessun mattino più.

Ammetto di non aver avuto - per anni - la più pallida idea di chi fosse il ragazzo ritratto, non avevo idea se fosse reale o immaginario, o da quale epoca e per quali vie ci raggiungesse quella sua immagine muta, iconica, laconica, misteriosa eppure densa di rimandi.

Negli anni successivi, durante il mio lungo periodo in Kansai, allo stesso modo venivo punto e punzecchiato dai manifesti pubblicitari della compagnia teatrale femminile "Takarazuka", il cui stile generale, costumi, trucco e ragione di esistenza hanno forti coincidenze con il gusto di questa immagine, specialmente quando le sue attrici (ovviamente giapponesi) sono immortalate in abiti maschili occidentali e sapientemente illuminate.

宝塚歌劇宙組 東京宝塚劇場公演

Avrei ignorato per moltissimi anni che l'immagine di questo ragazzino svedese (Björn Andrésen - immagine impressa su pellicola nel 1971) aveva ispirato Ryoko Ikeda per la caratterizzazione esteriore dei personaggi di "Lady Oscar", opera del 1972, successiva solo di un anno. E che da lì sarebbe partita (o forse si sarebbe irrobustita?) la saga iconografica dei "bishonen" (美少年), i ragazzini belli, ambigui e impossibili che fanno delirare il Giappone. Ma io non sono uno specialista di queste cose e i dettagli troppo storici mi interessano anche solo relativamente.

Sono invece divertito dalla mia ignoranza al riguardo; sono divertito proprio dal fatto che un'icona (vera e propria) sia rimasta silente e latente in me per esplicitarsi molto anni dopo per cercare di... risolversi.

Chi è Björn Andrésen, "il ragazzino più bello del mondo"?

Nel 1971 fu il ragazzino scelto da Luchino Visconti per impersonare Tadzio, il fanciullo polacco, nel film "Morte a Venezia".

Oggi Björn Andrésen è un uomo molto maturo e molto più oscuro, protagonista di un ritorno alla ribalta dal retrogusto amaro, almeno a quanto riferisce un recente documentario sulla sua vita.

Rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, la nonna spinse Björn in direzione dell’industria del cinema. Come accade in molte di queste favole reali, assolutamente impreparato, senza fotografie e forse senza nemmeno tanta voglia, capitò per caso ai provini che Visconti stava tenendo, senza successo, in giro per l’Europa del Nord, proprio alla ricerca del co-protagonista maschile e giovane per il suo film.

La bellezza di Björn era indubbia anche se, secondo me, non assoluta ed esplosiva. Vinse i provini per il ruolo di Tadzio certamente solo per esclusione, perché tutti gli altri ragazzini erano ancora in quella fase corporea e caratteriale un po’ insulsa tipica dell’infanzia ma abbastanza esteticamente addomesticati da madri premurose.

Björn si presentò senza evidentemente pensarci su troppo, con la sua capigliatura selvaggia, i vestiti di sempre...